Omelia del vescovo di Imola Tommaso Ghirelli nella messa per i lavoratori cristiani Cattedrale di san Cassiano, 1 maggio ’07, memoria di san Giuseppe Artigiano
Il primo maggio, giorno che celebra la promozione umana dei lavoratori di tutto il mondo, attende ancora di essere adeguatamente valorizzato e riconosciuto. Essenziale è il riferimento a Dio, che la Chiesa ha inteso esplicitare istituendo la memoria liturgica di san Giuseppe Artigiano, chiesta a Pio XII dai lavoratori cristiani nel 1955. A distanza di oltre cinquant’anni, questa “consacrazione” del Primo Maggio mostra la sua permanente attualità. Voi, cari amici, siete gli eredi di quei lavoratori che la chiesero e la ottennero dal Papa: siatene fieri e sentitevi responsabili.
Ma chi siete voi? In quanto lavoratori cristiani, non costituite né una corporazione né un partito e forse neanche – come si diceva in passato – l’ala cristiana di un movimento organizzato. Voi tutti siete coloro che hanno sentito oggi il soffio dello Spirito Santo e siete stati radunati qui dalla Parola di Dio, la quale illumina la vostra storia di lavoratori. La storia del mondo del lavoro, particolarmente dagli inizi dell’epoca industriale, conosce veramente grandi imprese sul piano tecnico, grandi conquiste sociali, ma anche grandi lotte e clamorosi squilibri, dai quali si innalza un grido continuo, che la Chiesa fa giungere all’orecchio di Dio. Anche oggi, in varie parti del mondo, si riproduce continuamente la situazione a cui si riferivano le parole che tanto tempo fa, nel deserto del Sinai, Mosè udì provenire da un roveto che bruciava senza consumarsi: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo…” (Es 3,7). Oggi come ieri, la liberazione dei lavoratori non va attesa solamente dalle loro lotte, dalle loro organizzazioni, ma prima di tutto dall’intervento di Dio. Nel suo recente libro intitolato Gesù di Nazaret, il santo padre Benedetto XVI fa questa considerazione:”Laddove Dio è considerato una grandezza secondaria, che si può mettere da parte in nome di cose più importanti, allora falliscono proprio queste presunte cose più importanti. Non lo dimostra solo l’esito negativo dell’esperienza marxista.” E più avanti:”Non si può governare la storia con mere strutture materiali, prescindendo da Dio. Se il cuore dell’uomo non è buono, allora nessuna altra cosa può diventare buona. E la bontà del cuore può venire solo da Colui che è Egli stesso la Bontà, il Bene” (p.56). Tocca a voi per primi, cari lavoratori cristiani, inserire il riferimento a Dio nel mondo del lavoro, attuando quella “consecratio mundi” che è la molla segreta della lotta per la giustizia e l’aspirazione più profonda del cuore umano. Che lo sappiamo o no, noi siamo fatti per glorificare Dio. San Paolo lo rendeva noto ai primi cristiani, sotto forma di esortazione, con queste parole, risuonate poco fa nella nostra assemblea: “E tutto quello che fate, in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3,17). L’offerta quotidiana del proprio lavoro a Dio non è da considerare una privata elevazione dello spirito: è piuttosto dar voce all’intero mondo del lavoro, è l’esercizio del sacerdozio proprio di ogni battezzato. Diventa quindi un dovere da compiere sempre più consapevolmente e dignitosamente. Ma la preghiera di offerta sale veramente gradita a Dio, nobilita pienamente il lavoro umano, solo quando è unita all’offerta di Gesù Cristo crocifisso, cioè quando si celebra il sacramento dell’Eucaristia. Sta a noi, miei cari amici, fare in modo che questa celebrazione sia autentica, fare in modo che gli atteggiamenti da noi assunti nel corso di essa - i gesti come l’offertorio, la comunione, lo scambio della pace e le preghiere che recitiamo - corrispondano sempre di più al nostro comportamento sul lavoro, in casa, per strada. Sta a noi, ma non riusciremo se non ci sosterremo a vicenda e se non sapremo ricorrere con umiltà all’intercessione dei nostri fratelli migliori, come san Giuseppe, il quale – secondo un’antifona – “Mirabile laboris refulget exemplar”, cioè risplende come mirabile esempio di laboriosità. Portiamo dunque a compimento la nostra missione con impegno e con speranza, quella speranza che non può essere riposta nell’andamento dell’economia, ma in Dio, Padre provvido e magnanimo.
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